Figurine / Antenne

Luna e antenna

come tante altre volte

luna e antenna.

Vedi come si cercano: con

ostentazione,

come se una fosse lei

l’unica vera nostra compassione,

come se l’altra lo credesse,

lo credesse

che una luna e un’antenna condividono per noi

la musica dei giovani

la pace degli ammalati

il silenzio dei morti

un cielo docile che non si muove

un occhio attento senza retina

una zanzara uccisa con il nostro sangue

e l’amore e il dolore che dobbiamo

al nostro piccolo museo.

Leggimi:

ora ho capito la mia vita,

scrivimi:

scriverò solo per te

antenna e luna, antenna e luna

come se altro non ci fosse al mondo

che la traccia che si lascia

quando si tocca una donna

quando non si tocca un uomo.

Lasciami solo

antenna e luna

come una delle tue parti si allontana

e lascia chi resta la sua vita intera.

Quando ritornerà,

l’oggetto di noi due sarà più grande.

Vorrei sposarti luna-antenna

Fino a capirti

Per riuscire ad amarti.

(la luna se n’è andata e l’antenna non si vede più)

Stefano Dal Bianco

Come tante altre volte la luna e un’antenna, l’una connessa all’altra, solidali che osservano dall’alto tetto silenzioso “la musica dei giovani/ la pace degli ammalati/ il silenzio dei morti”. E la distanza dello sguardo che osserva permette a questi oggetti del cielo, “docile che non si muove”, di scrutare placidi il frastuono di una città che la sera si logora per rinascere al mattino.

Gli apici di Roma sono punteggiati di antenne, compagne della luna, le quali vantano lunghe vite di attento studio delle strade trafficate della capitale. Prolungamenti arrugginiti, instabili, che a volte si spezzano, a volte resistono.

Rimonta al 2015 l’operazione “Tetti puliti”, un’iniziativa del CNA (Confederazione nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) il cui intento era smantellare la folta selva di aste di ferro addensatasi nei decenni sulle palazzine romane. Ma il progetto di bonifica è rimasto incompiuto, e l’obiettivo di centralizzare le antenne, “ripulire” il cielo, assicurando così un nuovo introito al settore del turismo (perché si sa, “le maggiori capitali europee e mondiali fanno pagare ai turisti la vista del proprio skyline”), niente di tutto ciò ha avuto modo di concretizzarsi. Nota infatti è l’irrimediabile scompostezza di Roma, le cui strade tratteggiano la secolare stratificazione di impianti urbanistici da cui è costituita, così come l’incalcolabile numero di progetti, piani, programmi tesi all’impossibile organizzazione del suo indomabile disordine.

E della mescolanza di antico e moderno, di lirico e sgraziato fanno parte anche le nostre care antenne che abitano sia la periferia che il centro più nobile, incastrandosi nel vasto paesaggio di una città inesorabilmente decadente. Così, gli abitanti della Roma bene si indignano per la presenza di parabole che invadono il loro ricco ed elegante cielo; e nelle varie zone popolari, dove le questioni estetiche non godono di tanta attenzione, alle antenne non si fa caso, o addirittura ci si affeziona ad esse, arrugginite stelle di un firmamento di borgata.

“Vorrei sposarti luna-antenna/ fino a capirti/ per riuscire ad amarti”: l’antenna è stata ingoiata dal buio, la luna è scomparsa, la donna è ora distante. Aspettiamo così la notte successiva, in attesa dello sperato ritorno e intanto godiamoci i tetti malconci pieni di antenne illuminate dal sole.

Maria Mattei

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